This site uses technical, analytics and third-party cookies.
By continuing to browse, you accept the use of cookies.

Preferences cookies

Non solo Rinascimento: sei capolavori di Caravaggio rivelano ai Cinesi le meraviglie del Barocco italiano e della Galleria Borghese di Roma

33. í░┐¿└¡═▀╟╟╙δ░═┬σ┐╦╞µ╝úí▒╒╣└└╧╓│íú¼╞╓╢½├└╩⌡╣▌ú¼2023

Sei originali di Michelangelo Merisi detto ‘il Caravaggio’, tra cui il ‘Fanciullo con canestra di frutta’ e ‘San Giovanni Battista’ della Galleria Borghese di Roma, sono protagonisti della mostra “Caravaggio: Wonders of the Italian Baroque”, inaugurata l’ 11 dicembre presso il Museum of Art Pudong (MAP) di Shanghai.

L’ultima di una lunga serie di importanti collaborazioni in campo culturale sostenute dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dalla sua rete in Cina, che negli ultimi anni ha portato in Cina Orientale alcuni dei maggiori capolavori dell’arte italiana antica e contemporanea, la mostra vuole introdurre il visitatore cinese ad un altro periodo di grande fioritura artistica – il Barocco – attraverso le opere del suo più celebrato e geniale artista.

Organizzata dalla Galleria Borghese di Roma e dal Museum of Art Pudong con il supporto del Consolato Generale d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura a Shanghai, la mostra ‘Caravaggio. Wonders of the Italian Baroque’ è curata dalla direttrice di Galleria Borghese, Francesca Cappelletti, e dal direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai, Francesco D’Arelli, con allestimento di Aldo Cibic e Joseph Dejardin.

A loro il compito di accompagnare il visitatore nell’era di grande sperimentazione che, a seguito del Rinascimento, travolse le arti figurative, l’architettura e la musica, e che da Roma arrivò ad influenzare l’arte europea per i secoli a venire. Hanno raggiunto questo obiettivo pensando e realizzando una mostra ricca di linguaggi, che affianca alle opere di Caravaggio, e di molti pittori delle differenti botteghe del Barocco italiano, la musica di Claudio Monteverdi, eseguita dall’ensemble Concerto Italiano diretto dal Maestro Rinaldo Alessandrini, e tre video, tutto per evocare suggestioni musicali e visive del Barocco italiano.

Oltre ai due capolavori della Galleria Borghese, la mostra espone altri quattro dipinti di Caravaggio preservati in diverse istituzioni italiane (Ritratto di Antonio Martelli, Cavaliere di Malta, Gallerie degli Uffizi; Maffeo Barberini in guisa di Protonotario Apostolico, Collezione privata; San Giovanni Battista, Galleria di Arte Antica Barberini-Corsini; Incoronazione di spine, Banco Popolare di Vicenza-Intesa S. Paolo) e 57 opere della mano di 41 pittori italiani e stranieri protagonisti del Barocco italiano.

L’Ambasciatore d’Italia in Cina Ambrosetti: “Uno dei punti di forza dell’arte barocca fu la sua attenta osservazione della realtà, che nel realismo di Caravaggio ebbe una delle sue espressioni più significative. I soggetti umani e modesti del Caravaggio parlano una lingua universale che risuona chiara anche oggi, e che credo saprà conquistare i visitatori cinesi trascendendo le differenze linguistiche e culturali. Spero che nell’avvicinarsi a questo periodo dell’arte italiana, diverso dal Rinascimento ma ugualmente vitale, essi vorranno scoprire sempre più sfaccettature del nostro ricco patrimonio storico-artistico lungo secoli, una caratteristica che l’Italia ha in comune con la Cina.”

Il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Shanghai Francesco D’Arelli: “Questa mostra sul Barocco italiano a Shanghai richiama, sebbene in modo poco visibile, anche il sincero e disinteressato sodalizio fra due eruditi di epoca Ming (1368-1644): Xu Guangqi 徐光啓 (1562-1633), nativo proprio di Shanghai, e Matteo Ricci S.I. (1552-1610), approdato in Cina il 7 agosto 1582. E soprattutto richiama alla mente l’insistente esortazione di M. Ricci a inviare in Cina dipinti di artisti italiani ed europei. Con M. Ricci si aprì, fra altro, anche la porta della prima entrata in Cina dell’arte italiana, in particolare quella del Barocco, durante l’ultimo mezzo secolo della dinastia Ming. Il 22 agosto 1608, M. Ricci, due anni prima della sua dipartita, riferiva in una lettera a Claudio Acquaviva, Preposito Generale, lo stupore incontenibile dei Cinesi colti, tant’è che “la maggior parte di loro vengono per curiosità di vedere l’artificio della nostra pittura o stampa de’ libri et imagini o horiuoli artificiosi”. Che possa dunque anche questa mostra continuare a suscitare in tutti i Cinesi la stessa e intramontabile fascinazione”.

La direttrice della Galleria Borghese di Roma Francesca Cappelletti: “Siamo felici che a Shanghai la Galleria Borghese possa presentare la varietà e la ricchezza della collezione di Scipione Borghese, soprattutto in questa mostra che mette a fuoco proprio i capolavori degli artisti a lui contemporanei.”